Eden privato – il nostro nuovo progetto residenziale su AD Italia

Fino a oggi il nostro lavoro si è concentrato soprattutto sull'editing e sulla produzione di design da collezione. Questo progetto dimostra che la nostra identità può tradursi anche nello spazio, costruendo interni in cui storia, arte e progetto contemporaneo trovano un equilibrio. Senza nostalgia.

Gherardo Tonelli, CEO di Paradisoterrestre

Testo: Elena Dallorso
Foto: DePasquale + Maffini

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In un appartamento del centro di Bologna il marchio inventato da Dino Gavina si traduce, per la prima volta, in spazio. Un’idea totale.
L’ultima avventura dell’eclettico Dino Gavina, nata negli anni ’70, si chiamava Paradisoterrestre e voleva trasformare la casa e il giardino in un eden personale grazie alla bellezza e alla funzione degli oggetti. Il testimone del marchio, passato oggi a Gherardo Tonelli, diventa progetto integrale in un appartamento nel centro di Bologna.

AD: Paradisoterrestre firma il suo primo progetto residenziale completo. Che cosa rappresenta questa casa?
Gherardo Tonelli, CEO di Paradisoterrestre: Tutto è nato dall’incontro con l’imprenditore modenese Franco lorio, che dopo una serie di investimenti immobiliari a Bologna desiderava una casa capace di dialogare con la città. Non proveniva dal mondo del design, ma ci ha dato grande fiducia, lasciandosi accompagnare in un percorso che comprendeva anche l’arte. Per noi è stata l’occasione di sviluppare, per la prima volta, un progetto d’interni totale.

AD: L’appartamento sembra (anche) il catalogo sentimentale di Paradisoterrestre.
GT: In parte è così. Abbiamo voluto ripercorrere la storia del marchio ideato da Gavina attraverso riedizioni storiche, pezzi contemporanei e opere d’arte.
Ci sono lavori di Roberto Matta, con cui avevamo collaborato anche sul fronte delle riedizioni, opere di Mario Schifano, Marina Apollonio e altri artisti. Non è uno showroom, ma una vera casa in cui design e arte convivono naturalmente.

AD: Come avete evitato l’effetto “capsula del tempo” degli anni Settanta?
GT: Il riferimento agli anni Settanta è presente, ma reinterpretato. I mobili specchiati, i controsoffitti laccati rossi e alcuni dettagli dialogano con quel linguaggio, mentre la resina chiara che unifica tutti gli ambienti restituisce continuità e contemporaneità. Abbiamo lavorato soprattutto sul rapporto con Bologna: i colori del living riprendono quelli delle facciate in mattoni che si vedono dalle finestre, i bagni in travertino citano Carlo Scarpa e alcune porte originali sono state recuperate e reinserite all’interno del progetto.

AD: Quanto conta il luogo in questo intervento?
GT: Moltissimo. L’appartamento si trova nel cuore del Quadrilatero, in un palazzo storico con affaccio sulla chiesa di Santa Maria della Vita. Ci interessava (e interessava al proprietario) che la casa mantenesse un legame con il contesto, non solo attraverso il recupero di elementi architettonici, ma anche restituendo l’atmosfera dell’abitare bolognese.

AD: Che cosa lascia a Paradisoterrestre questa esperienza?
GT: Per noi è un passaggio importante. Fino a oggi il nostro lavoro si è concentrato soprattutto sull’editing e sulla produzione di design da collezione. Questo progetto dimostra che la nostra identità può tradursi anche nello spazio, costruendo interni in cui storia, arte e progetto contemporaneo trovano un equilibrio. Senza nostalgia.

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